Superstizione

– Ora le illustro la mia sfida.
Sentiamo.
– Mi convinca, una volta per tutte, che voi librai avete ancora un motivo per esistere. Mi dimostri che potete fare qualcosa in più degli algoritmi che vi stanno soppiantando. Mi vede? Io sono un cliente qualunque, una persona di cui lei non sa nulla. Mi presento in negozio e le chiedo: “ha qualcosa per me?”. Lo sa, senza dubbio otterrei una risposta convincente se ponessi la stessa domanda ad Am…
Gli intimo di non finire quella parola. Tentenna. Non credo si aspettasse una reazione.
– Come desidera. Comunque le chiedo di superare quell’algoritmo, di stupirmi. Voglio uscire da questo locale soddisfatto.
Incrocia le braccia.
Non mi è mai capitata una situazione del genere. Chissà poi per quale motivo sia venuto fino qui, sui monti, per mettere alla prova proprio me. Che tipo eccentrico
– Nel caso se lo stia chiedendo, sono venuto fino qui, sui monti, per mettere alla prova proprio lei, perché mi sembra una persona sufficientemente eccentrica per comprendere la mia pretesa.
Touché.
Cercherò di non deluderti, ragazzo. Comincio la mia silenziosa analisi. Sei abbastanza giovane, non credo tu abbia più di trentacinque anni. Porti gli occhiali con disinvoltura, indossi vestiti non troppo ricercati, di colore scuro. Non ti formalizzi, ma sei molto attento al linguaggio e al modo di porti. Scommetto che hai iniziato a leggere presto, da ragazzino. Ma non hai l’aria di chi a dieci anni era incalzato dai genitori a sciropparsi tutta La Comédie Umaine. E mi duole dirti che ti sei tradito, mio esigente cliente. Credi non abbia notato l’occhiata sfuggente, che tradiva un mal dissimulato interesse, rivolta mentre entravi in negozio alla novità di Stephen King. È tutto fin troppo facile, figliolo. Troppo facile.
Elenco alcuni titoli.
Il campeggio degli orrori. Mano di mummia. Terrore degli abissi.
Gli si accende una scintilla negli occhi. Ma ho ancora in serbo il gran finale, a cui non resisterà.
I prigionieri della torre. E per finire, Incubo al risveglio! Ti dicono niente?
– Certo, li ho divorati tanti anni fa. Un piacevole ricordo, ma…
– Non dire altro, non ce n’è bisogno. Seguimi, andiamo nel retro.
Ci avviamo nel piccolo magazzino appena visibile attraverso una porta dietro al bancone. Tre librerie in legno ospitano vecchi libri ordinati e mai ritirati, vetusti cataloghi di case editrici e altre amenità. Siamo diretti verso la tendina verde, in fondo al piccolo corridoio. Senza più rivolgere uno sguardo al ragazzo scosto la tenda e in religioso silenzio ammiriamo entrambi il grosso forziere impolverato, prima celato alla vista.
Gli dico che credo di avere quello che fa per lui. Da sotto la canottierona di lana sfilo il pesante chiavistello e, imprecando, mi inginocchio. Do due giri di chiave e mi accorgo che il cliente mi fissa con grande curiosità. Gli chiedo gentilmente di fare qualche passo indietro e non guardare, che il forziere custodisce il mio piccolo tesoro e non mi piace che altri lo guardino. Rispettoso, acconsente.
Apro il baule e bastano pochi secondi per trovare, tra le tante perle, quella di cui ho bisogno proprio ora. Richiudo il tutto. Altri due giri di chiave e qualche scricchiolio di ginocchia mentre mi rialzo.
Lui torna a guardarmi mentre soffio sul libro, sollevando la più classica nuvola di polvere.
– Figliolo, è ora che tu sappia che Robert Lawrence Stine, più comunemente chiamato “Er El Stine” dagli appassionati, non ha scritto soltanto romanzi per bambini. Il leggendario autore di “Piccoli Brividi” si è cimentato anche, in pochissime occasioni, con qualcosa per i più grandi.
È stupito, caduto nella mia rete da pescatore di lettori. Batto sulla copertina con una nocca.
Supersticious, del 1995. In italiano Superstizione, pubblicato da Sonzogno nel lontano 2001 e mai ristampato. Che cos’è Superstizione? È qualcosa che, con ogni probabilità, amerai. Immagina un “Piccoli Brividi”, in cui però è bandita ogni censura. Vi troverai tutto quello che cercavi quando eri un ragazzino: personaggi variopinti e caratterizzati, con maestria, fino al preciso confine che separa il colorito dal caricaturale, una protagonista fastidiosamente incline a mettersi nei guai, un’ambientazione scolastica che non è più la scuola elementare, ma un sinistro campus universitario. E non dimenticare i classici cliffhanger a conclusione di ogni capitolo, tutti teneramente telefonati. Ma in Superstizione non si rubano caramelle, non si fanno dispettucci, e chi per disgrazia muore non lascia in eredità sulla terra un cadavere pulito e ben confezionato per il funerale. Qui Stine si è finalmente liberato di un fardello. Dopo decine di racconti in cui necessariamente il freno a mano doveva rimanere tirato, in Superstizione ha spalancato i cancelli dell’orrore. Le vittime subiscono angherie efferate, il sangue e le viscere sgorgano a iosa, e i protagonisti innamorati non si scambiano baci sulla guancia. Le loro notti brave sono esibite senza il minimo pudore. È la catarsi di R. L. Stine, figliolo. Ci si muove tra antiche e brutali superstizioni, rituali sessuali svolti a lume di candela e arti mozzati, maniaci collezionisti di lame affilate, e una misteriosa creatura che fa a pezzi studentesse malcapitate tra le viuzze del parco del campus. Nel mezzo di questo quadro a tinte fosche, la protagonista finisce tra le braccia di un docente irlandese tanto affascinante quanto inquietante, che è evidente nasconda qualcosa. L’effetto nostalgia è garantito. E poi c’è il finale… Beh, chi si è dimenticato i finali dei “Piccoli Brividi”? Superstizione è un grosso “Piccoli Brividi”, disinibito e violento. Lo conosciamo in pochi, eppure il vintage è una gran moda di questi tempi, o sbaglio? Perché diavolo nessun editore lo ristampa, mi chiedo io… Con tutto quello che esce dalle tipografie ogni giorno, sacramento…
Torniamo all’ingresso. Il ragazzo sembra soddisfatto, dice che tornerà, che gli piacerebbe darsi un’occhiata più attenta intorno e che chissà cos’altro c’era in quel forziere misterioso. Pazienza se non gli ho fatto quei cinquanta centesimi di sconto che stanno portando all’estinzione alcuni dei luoghi più belli e preziosi delle nostre (anzi, vostre) città.
Una pacca sulla spalla al ragazzo, ora via, fuori dai piedi. Ho giusto intravisto nel forziere un libretto che ha attirato la mia attenzione. Quindi sprango la porta, come al solito, che ho di meglio a cui dedicare il mio prezioso tempo.

Superstizione
R. L. Stine
Sonzogno
9788845410749

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