La morte sospesa

 

Il legno scoppietta nella stufa tenendomi compagnia. Ho trovato la libreria più fredda di quanto mi aspettassi, ci vorrà un po’ prima che il calore si diffonda tra gli scaffali, s’insinui dietro al bancone e salga poi le scale per intiepidire la modesta camera dove dormo. Sono stato via a lungo, ma si sa, un eremita trascorre più tempo in solitudine che tra le persone. E così, ogni tanto, la libreria chiude, le tende nascondono le vetrine e gli escursionisti disperati piangono l’assenza del loro distributore di buona carta stampata. Dalla bocca sbuffo ancora nuvolette di vapore eloquenti, ma i baffoni sembrano essersi scongelati e le mani cominciano a riprendere una qualche sensibilità. Questo significa una cosa soltanto: è tempo di leggere un bel libro prima di filare a dormire. La temperatura, nel frattempo, si farà sopportabile. Avvicino la sedia a dondolo alla stufa e comincio a esaminare scaffale per scaffale, finché l’occhio non mi cade sul libro perfetto per la serata.
Dopo settimane trascorse a girovagare tra le vette, un po’ di letteratura di montagna è proprio quello che ci vuole per rendere la transizione alla quotidianità meno traumatica. E poi si sa, i libri sulla montagna vanno di gran moda, sono sulla bocca e nelle biblioteche di tutti. Il “carburante Cognetti” si è rivelato, con merito, estremamente performante. Ma l’innata pedanteria mi spinge a non accontentarmi della facile novità ben confezionata che si potrebbe trovare in un qualunque supermercato o libreria generalista. Voglio qualcosa di diverso, più nascosto. Qualcosa più estremo, come estrema, del resto, è la montagna. Desidero un libro che sappia di montagna già da quando lo guardo e lo prendo tra le dita.  Che durante le ore in cui mi accompagnerà, mi ricordi che quest’ondata di bella letteratura forse ci illude che la montagna sia un po’ alla portata di tutti, quando è invece un ambiente dove non siamo che ospiti poco graditi, nel migliore dei casi.
Questo è il libro giusto. Questa è la collana perfetta: I Licheni.
Si percepisce subito una certa differenza. Non noto alcun tentativo di acchiappare il lettore distratto che vi butta sopra un occhio per sbaglio. Niente copertina luccicante, niente fascetta che celebra la sedicesima ristampa in due settimane. Niente nome dell’autore scolpito a caratteri cubitali, né strillo sulla quarta firmato da Stephen King, Obama, Papa Francesco o Carlo Magno.
La carta marcata martellata della copertina è sobria ed elegante, nella maggior parte dei titoli caratterizzata da colori ruvidi e opachi. Quello che stringo è arancio con un rettangolo verdone scuro in cui trova posto un’illustrazione che è tutta un programma: una corda in procinto di spezzarsi. Il titolo del libro è La morte sospesa, l’autore Joe Simpson, e questo è il primo numero dei Licheni in un’edizione stampata nel 2008 (la prima edizione è del 1992, mentre nel 2011 il libro è entrato a far parte del catalogo della casa editrice Corbaccio http://www.corbaccio.it/generi/cucina_manuali_e_varia/la_morte_sospesa_9788863802252.php).
I Licheni sono una collana ormai storica creata da “Vivalda editori” (http://www.vivaldaeditori.it/index.php?evt[catalogue-viewList]&series=15). Giunta al numero 109, la collana è stata acquistata da un’altra casa editrice che tanto ha dato all’editoria sulla montagna, quella “Priuli e Verlucca” che con i suoi Quaderni di cultura alpina ha scritto pagine prestigiose e imprescindibili. Con le uscite di novembre 2017, i titoli dei Licheni sono diventati centotredici. Centotredici aspri frammenti di granito e ghiaccio che sembrano essersi staccati da una parete rocciosa per farsi libri in virtù di chissà quale misteriosa alchimia.
Le mie vecchie ossa congelate scricchiolano mentre mi abbandono sulla sedia a dondolo. Plaid sulle gambe, è ora di dedicarsi alla più bella delle attività.

Se pensavo di leggere un paio di capitoli per assopirmi e riprendere la lettura l’indomani, beh, mi sbagliavo di grosso. È molto difficile, quasi una sofferenza, prendersi una pausa dalle pagine della Morte sospesa. Joe Simpson è laureato in lettere a Edimburgo, è attivista di Greenpeace, ma è soprattutto un appassionato alpinista. Se la vicenda da lui vissuta nel 1985 e qui raccontata non fosse nota, se non si trattasse di un personaggio celebre, se di questi fatti non fosse stata pure girata una versione cinematografica, farei davvero fatica a credere che tutto sia realmente accaduto. Prefazione e introduzione anticipano molto di quello che si troverà lungo le duecentocinquanta pagine. Il lettore del mio diario non si infurierà quindi se rivelo che Simpson racconta quanto sia andato vicino alla morte durante una sciagurata spedizione sulla Siula Grande (6.536 metri, Ande peruviane). Lo fa con un’intensità che può essere evocata soltanto da chi la situazione l’ha vissuta per davvero, sulla propria martoriata pelle. La morte sospesa è un libro ricco di pagine meravigliose, impregnate di lirismo e bellezza, ma ardue da conquistare quanto lo sono le vette più impervie. Ad ogni momento in cui il narratore ci concede uno sguardo sulle forme, i bagliori e gli orizzonti incantati delle Ande, fanno da contraltare le lunghe, inevitabili e micidiali fatiche, le condizioni avverse, le difficoltà ai limiti dell’insormontabile della scalata. Quando Joe e Simon, il suo compagno di cordata, partono dal campo base, sono perfettamente consapevoli dei rischi ai quali vanno incontro. Sono alpinisti esperti e preparati. Ma si può essere davvero preparati a non poter fare altro che tagliare la corda del proprio compagno ferito, condannandolo a una fine certa?
Nelle duecentocinquanta pagine sono racchiuse una quantità enorme di cose: emozioni, paesaggi, sentimenti… Per prima, la storia di Joe e Simon, i cui pensieri sono raccontati con maestria e toccante sincerità, che è la storia di un’amicizia profonda, messa alla prova nel modo più estremo che si possa immaginare. Poi la potenza della natura, la sua bellezza, il suo disinteresse per le traversie degli uomini. Ma anche la potenza dell’essere umano, una forza quasi inarrestabile quando lotta per proseguire il proprio percorso nel mondo, quando non vuole abbandonare una vita alla quale sente di poter chiedere ancora tanto. E poi c’è quella piccola grande follia: l’alpinismo. Simpson riesce a trasmettere l’amore viscerale che gli alpinisti provano verso le vette e verso le sfide. Un amore per il quale sono disposti a mettere in gioco la vita e di cui, nei momenti più difficili, loro stessi si interrogano sul senso, la finalità, la giustificazione. Salvo cadere in un’estasi pressoché divina nel breve attimo in cui la vetta viene raggiunta, e allora ogni domanda tace e uomo e natura trovano nel loro dialogo la frequenza più pura, senza interferenze e disturbi.
Non si chiude La morte sospesa prima di pagina duecentocinquanta, nemmeno se il sonno ordina di muovere verso il letto. Nemmeno se dovrò cambiare i programmi e posticipare di una mezza giornata l’apertura della libreria.
E non mi importa un fico secco se è già mattina e se il corriere, vedendo finalmente la luce accesa all’interno, spera di potere depositare chissà quanti colli accumulati nel tempo. Ogni amante dei buoni libri sa durante certe letture ogni altra incombenza passa in secondo piano. Quando leggerete La morte sospesa imponetevi quanto meno di respirare.

La morte sospesa
Joe Simpson
9788863802252 (Corbaccio edizioni)

 

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