Alla deriva

È ora di spegnere la candela, rimboccarmi le coperte e partire per il mio posticino incantato. Ci vuole solo un poco di pazienza, il tempo che sopraggiunga il sonno e mi trascini con sé. La stanchezza farà presto effetto, considerato l’enorme numero di scocciatori che mi è toccato servire oggi. Quattro, se ricordo bene. Uno ha persino insistito perché gli confezionassi un “pacchetto regalo, sa, per il compleanno della mia nipotina”. Nessun problema. Ho incartato tutto con cura. Chissà però come reagirà la mamma quando noterà il notevole esborso di 3.90€ che fortuitamente ho dimenticato di coprire. Ben ti sta, zio taccagno.
Com’è possibile che fuori già albeggi? A meno che… Do un’occhiata oltre la finestra. Bene, a meno che le monografie Taschen abbiano davvero cominciato a volare come cicogne, direi che il viaggio è già cominciato.

Come al solito, la barchetta mi aspetta sul retro della libreria. No, con questa prua a forma di testa di cigno non ci siamo proprio. Chiudi gli occhi e fai uno sforzo di immaginazione, Eremita… Voilà. Con una polena dalle sembianze draconiche la scialuppina sembra quasi un drakkar vichingo. Ma bando alle ciance. La spingo nel fiumiciattolo e salto a bordo. Una remata di qua, una di là, e si parte. Mare di Libri, sto arrivando. La cascata dista un centinaio di metri, è già tempo di sdraiarsi e prepararsi per un bel tuffo nelle mie amate “acque”. Ecco che si plana! Romanzi, saggi, fumetti e quotidiani, arrivo.
L’impatto è dolce come sempre. Con la schiena ancora poggiata sul fondo della barchetta, guardo alzarsi una spuma di pagine che ora svolazzano in ogni direzione. Si sente quel rumore familiare, la carta che schiocca stropicciata dal vento. È ora di sollevarsi. Eccolo, il Mare di Libri. Una distesa infinita di pagine bianche e copertine dai mille colori, che si sollevano e si abbassano, emergono e scompaiono. La scialuppa vi galleggia sopra e naviga lenta, in linea retta. Con un singolo colpo d’occhio scorgo alcuni nomi. Verne, Salgari, Dumas. Poco oltre un P. D. Baccalario, un Winslow, un Sepùlveda. Decine, centinaia, migliaia di nomi che, devo ammettere, in gran parte mi sono ignoti. È impossibile riconoscerli tutti, il Mare di Libri sembra non avere confini.
Questa volta però c’è qualcosa di strano.
Prendo il binocolo dallo zainetto e comincio a scrutare in lontananza. Ancora nulla. Meglio lasciare che la barchetta avanzi, forse non sono ancora arrivato nelle zone che più conosco. Ma attorno alla barca continuo a vedere solo migliaia e migliaia di libri. Non trovo i consueti punti di riferimento. Dove sono i fari che puntellano le coste? Dove sono le loro luci? Mi dico di tranquillizzarmi, che presto appariranno e riuscirò finalmente a orientarmi. Ma i minuti scorrono e l’orizzonte resta enorme e incerto. Sporgo un braccio e afferro il primo libro che mi capita. Certezze, di M. Lanetta. Mai sentito, preferisco riprovare. Crazy People, di R. B. Smith. Il terzo è Xùtenzat, di J. Kehxokal. Che lingua sarà mai? Maledizione, non arriverò da nessuna parte in questo modo. Che fine hanno fatto i miei fari? Senza di loro come posso navigare in questo oceano di titoli?
Forse se mi sforzo appariranno. Concentrati, Eremita. Pensa a quei fari che tanto ti hanno aiutato a orientarti in questi anni. Il faro di Iperborea, con la sua alta e stretta torre di cristallo che riflette la luce del sole e della luna, circondato da irresistibili ghiacci, minacciosi solo in apparenza. Quello di Sellerio, più sobrio, dalla struttura squadrata ma così elegante, così riposante. Pensa al suo colore, l’inimitabile blu, il leggendario Blu Sellerio. Le sue sono acque sicure, non ti hanno mai sbalzato fuori bordo, non ti hanno mai tradito. Che siano quelle della “Memoria”, del “Contesto” o del “Divano”, lo sai che con Sellerio navighi sempre in una botte di ferro. I due fari di Einaudi, che lampeggiano a poca distanza l’uno dall’altro. Quello bianco, severo e autorevole (una forza sconosciuta ti impone di sederti composto quando ci passi davanti), e quello giallo di Stile Libero, con la sua luce colorata dal ritmo irregolare e con quel gigantesco amplificatore alla base che spara sempre una musica scatenata. Pensa ai fari più piccolini, ma belli da leccarsi i baffi. Forse il tuo preferito è quello di 66thand2nd, costruito con i materiali più pregiati, i muri color panna, decorato sulle quattro pareti con stile ricercato e gradevole. La carta che puoi trovare nei suoi paraggi è la più bella che ti sia capitato di accarezzare, una vera gioia per gli occhi e per i tuoi polpastrelli consumati (dal troppo sfogliare, s’intende). Impegnati, Eremita, spremi le meningi e vedrai, compariranno.
Ma una volta aperti gli occhi, niente. Nessuna luce, nessun punto fermo.
Sono alla deriva.
Vago tra decine di migliaia di autori, o presunti tali, e ho perso i miei riferimenti. In questo mare sono tutti scrittori, hanno tutti una possibilità. Non ci sono più ostacoli. I presunti tiranni che sbarravano la strada a giovani e meno giovani pieni di entusiasmo sono crollati, cancellati. Ma io mi sento triste. Dove vado? Prendo un volume a caso? Mi sembra di tirare una coppia di dadi sul tavolo e confidare nella fortuna. Senza i fari e le macchie di colore che tingevano queste acque mi sento profondamente solo.
TOC!
Una fitta alla tempia, qualcosa mi ha colpito. È un libro, si sta ancora agitando sul fondo della barchetta. Sbatte le pagine con frenesia.
TOC!
Un altro. Un’occhiata a sinistra mi fa sobbalzare. Non sono due, sono centinaia! Un vero e proprio banco di libri volanti si dirige verso di me a gran velocità! Faccio appena in tempo a rannicchiarmi che il banco mi investe in pieno. Le mie vecchie ossa scricchiolano sotto i colpi, fa un male cane! Sembro il povero Pi di Yann Martell in uno dei passaggi più memorabili della sua avventura. Qualcuno mi salvi da tutti questi libri che mi vogliono, mi cercano, mi colpiscono senza pietà.
Basta! Finitela! Fermi!
Basta! Quando spalanco gli occhi è tutto finito. Sono sudato fradicio e ho il cuore che tamburella come un invasato. So io cosa ci vuole per tranquillizzarmi. Con il berretto di lana ancora sulla capoccia e una candela in mano scendo in negozio, fra gli scaffali. Arrivo dove volevo, poso la candela e do un bacino affettuoso al dorso di un paio di libri. La mia macchia di colore preferita.
– Piccoli miei, come farei senza di voi?
Prima di tornare a letto ne prendo un paio, anzi tre. Ma no, ancora qualcuno.
Pochi minuti dopo soffio sulla fiammella e il buio inghiotte ogni cosa. Ora soltanto un gatto potrebbe sbirciare il sorriso goduto di un vecchio che stringe tra le braccia un mucchio di libri, come fossero un morbido orsacchiotto.

 

 

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