Libri brutti, sporchi e cattivi. Seconda parte

… Seconda parte.

Quel patetico bulletto stringe tra le mani due dei libri che gli ho regalato. Dice di sentirsi un duro, lui. È venuto fino a qui, fino a casa mia, a rincorrere e spaventare le marmotte, il duro. Afferma che la lettura sia una cosa da pivelli, da sfigati. Molto bene ragazzo, raccolgo la sfida. Vuoi il gioco duro? E sia. Tornerai a casa con quattro volumi che ti trasformeranno. I libri sanno essere tosti. Anche brutti, sporchi e cattivi. Una volta terminate queste letture, il briccone si convincerà che nulla può calarsi nei pozzi più bui dell’animo umano meglio della scrittura. Niente maghetti né storielle d’amore, ragazzo. Preparati a un confronto con i tuoi demoni peggiori.

Ho cominciato sparandogli contro il crudele Arrivederci amore, ciao di Massimo Carlotto, e proseguito con l’esagerata trilogia del Drive-In, di Joe R. Lansdale. Ora sono pronto per le ultime due letali cartucce. Eccole.

Bastogne
Enrico Brizzi
Baldini e Castoldi / Mondadori

Bastogne
Bastogne. Enrico Brizzi

A parecchi anni di distanza, ricordo ancora molto bene i giorni in cui lessi Bastogne. Chi potrebbe dimenticare quella sensazione di disagio, fastidio e straniamento? Circa duecento pagine di cieca violenza. Una violenza che i quattro giovani protagonisti esercitano su se stessi, sul prossimo, sul buonsenso, sulle convenzioni, su tutto ciò che la vita pone loro davanti. In una Nizza degli anni ’80 che è anche un po’ la Bologna degli anni ‘90, il ritorno di Cousin Jerry (definito “una bestemmia urlata contro le geometrie del buon comportamento umano”) è la fiammata che trasforma il fuocherello rappresentato da tre teppisti qualunque in un incendio indomabile e brutale. Lo sconvolgimento prodotto da hashish, altre droghe e superalcolici si fa più ingestibile e alienante di capitolo in capitolo. La corsa verso la distruzione sempre più serrata. Il mondo sembra ignorare o, peggio, costringere in una gabbia Ermanno e i suoi amici? E i quattro rispondono alzando un gigantesco dito medio e stordendosi con più veemenza di prima. Sfrecciano senza sosta, perdono la connessione con la propria umanità, si lasciano trascinare in un vuoto nichilista, suicida e omicida. E il gioco diventa una dolorosa trottola inarrestabile.
A tratti Bastogne mette brividi. Per davvero. Ha la forza di convincere che le bestie esistono eccome, magari invisibili fino all’ultimo, e che è impossibile comprendere ciò che ne scatena la furia.
I quattro diavoli del romanzo sono gelidi predatori, sono Lucignoli fattisi Gioventù Cannibale. Non si può capirli. Non si può ragionarci. Non si può cambiarli. Non prima che sia troppo tardi.
Eh sì, non li scorderò quei giorni in cui lessi Bastogne. Non è stato facile scrollarsi di dosso il disagio che riuscì a infondermi. Se, come il bulletto che intendo ammorbidire, siete in cerca di emozioni forti, procuratevene una dose. Pardon, una copia.

Dirty Sexy Valley
Olivier Bureau
Éditions Le tripode

Dirty Sexy Valley
Dirty Sexy Valley. Olivier Bruneau

Il proverbiale coniglio dal cilindro. Con questa pubblicazione francese sono certo di stupire lui, il bulletto, ma soprattutto voi che leggerete il mio diario. La condizione necessaria è che mastichiate un po’ di lingua transalpina, perché un libro folle come questo difficilmente verrà mai tradotto e proposto dagli editori italiani. Ricordate il nuovo limite verso il quale ci aveva trascinato Lansdale con Drive-In? Abbiamo creduto fosse insuperabile. Io ci ho creduto, con convinzione, fino a poche settimane orsono. Sbagliavamo. È possibile spingersi oltre, molto oltre. Ci ha pensato Olivier Bruneau, autore pubblicato da Éditions Le tripode. Evidente fanatico di cinema horror, tanto di quello patinato, quanto di quello più grezzo e trash, Bruneau ha avuto l’ardire di trasporre su carta stampata tutto l’immaginario iconico che in quei film è nato, si è sviluppato ed è diventato in qualche modo mitologia. Il gruppo di giovani studenti universitari più o meno in furia ormonale, la vecchia casa abbandonata in un bosco isolato e la famiglia di grezzi ed enormi individui cerebralmente non proprio compiuti sono ingredienti che chiunque si sia sciroppato anche soltanto una manciata di pellicole dell’orrore conosce a menadito. Quale arma sfodera allora il giovane autore francese per riuscire a stupire il lettore scafato? Rimuove ogni possibile filtro immaginabile, per quanto riguarda la violenza, certo, ma soprattutto per quanto riguarda… Gli aspetti più hard. Cosa vogliono fare i sei ragazzi nella baita, tappezzata di teste di ungulati, di qualche lontano parente? Un’orgia. Bene, non crediate che un punto a capo alla fine del capitolo tronchi la scena sul più bello. E i due giganteschi bifolchi che hanno allestito una vera e propria camera delle torture in cantina cosa intendono fare delle ragazze che rapiscono nei boschi? Anche in questo caso la risposta non sarà lasciata all’immaginazione. Sesso, violenza e una tonnellata di cattiveria: miscela potenzialmente disgustosa. Ma Bruneau, con una maestria che ha del miracoloso, riesce a infondere alla prosa una tale ironia e leggerezza da rendere la lettura un vero e proprio spasso da cui è impossibile staccarsi. Il cocktail funziona alla perfezione, il timing di ogni scena è perfetto, il dosaggio tra orrore e umorismo è degno di un geniale alchimista. Dirty sexy valley è la sintesi disinibita di Non aprite quella porta, Le colline hanno gli occhi, Scream e Quella casa nel bosco. Quello che questi film avrebbero voluto essere, se solo il cinema glielo avesse permesso. Inutile cercare un messaggio, una velata critica sociale, una seppur tenue filigrana nascosta. Dirty sexy valley è il b-movie definitivo in cui ogni barriera è stata abbattuta liberando le perversioni più imbarazzanti. Diverte. Diverte da matti, specie chi di cinema horror ne ha masticato e risputato parecchio, tra multisala e tubo catodico.

E con questo il limite è stato spinto ancora una volta un po’ più lontano.
E ora, caro il mio bulletto, vediamo se hai davvero i cabasisi temprati nell’acciaio.

Due settimane dopo.

Una donna arranca fino davanti alla porta della libreria. Proprio ora che iniziavo a prendere un po’ di sonno. Quanta pazienza… Ha un accenno di fiatone, ma non si concede un solo istante di riposo. Mi si erge di fronte, fissandomi con occhi spalancati e puntando i pugni sui fianchi come una severa matrona romana.
– È lei il libraio solitario che…
– Libraio Eremita. Mi scusi.
– È lei il Libraio Eremita che ha rifilato quei quattro libracci a mio figlio?
Oh caspita. Il bulletto, lo avevo quasi scordato. Cosa gli sarà successo? Non avrò mica esagerato? Cielo, fa’ che non sia diventato un brigante, un terrorista, un serial killer… Annuisco preparandomi al peggio. Senza preavviso la donna si scaglia in avanti. D’istinto chiudo gli occhi piegandomi a riccio. Ma mi sento prendere una mano, con dolcezza. Sollevo una palpebra e me la ritrovo a un passo dai baffoni, gli occhi lucidi.
– Eremita, la ringrazio! Ha compiuto un miracolo! Non so che cosa diavolo abbia dato da leggere a quel disgraziato di mio figlio, ma gli ha cambiato la vita. Ha divorato in un amen ogni libro, poi per un paio di giorni è rimasto in camera sua senza mangiare. Lo sentivo piagnucolare e singhiozzare, si era chiuso dentro a chiave. Ripeteva che il mondo è pieno di gente cattiva e che aveva paura. Confesso di essermi un po’ preoccupata, ma ho deciso di aspettare. Sa, per qualche giorno almeno ho evitato di vedere quel suo muso ruminarmi la gomma da masticare davanti al naso.
– Ti pareva…
– Scusi? Dicevo, un paio di giorni ed è uscito. È cambiato da così a così, Eremita. Ora si impegna a lavare i piatti, a passare l’aspirapolvere, a mettere i vestiti sporchi nel cesto per la lavatrice. Un miracolo, Eremita! Ha persino iniziato a coccolare Ozzy, il nostro gatto, dopo che per sei anni non aveva fatto che rincorrerlo e cercare di scalciarlo. Certo, Ozzino continua a graffiarlo e a soffiargli minaccioso, ma prima o poi inizierà a fidarsi. Dice che vuole essere un bravo ragazzo, che il mondo non ha bisogno di altre brutte persone. Eremita, la ringrazio. Anzi, a dirla tutta sono venuta fin qui per invitarla a cena.
Dio me ne scampi, non mi avranno mai. Devo trovare il modo di disfarmi di questa scocciatrice e della sua maledetta famiglia. Ma certo, ho un’idea. Ora la addormento con un mattone dal potere soporifero. La invito a seguirmi dentro. Un attimo signora, che cerco una cosa. Vediamo un po’…  Tombola!
– Signora! Prenda al volo, presto! È “Il Silmarillion”! Tiè!
Con un riflesso afferra il tomo. La copertina, l’autore e il titolo le arrivano tutti insieme, senza pietà. Si accascia a terra e crolla in un sonno profondo. Mi affretto a rotolarla oltre l’ingresso e con un’ultima spinta la lancio giù dal pendio.
Svalanga rapida a valle, rimbalzando goffamente qua e là. Con un po’ di fortuna una bottarella in testa le farà dimenticare il perché della visita e il dove mi aveva trovato. Ecco fatto, fuori dai piedi!
È ora di tornare a leggere un buon libro baciato dal dolce sole di fine estate.

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