Bakunin. Il demone della rivolta

Quante soddisfazioni, il mio reparto saggistica. Scorro ad uno ad uno i dorsi dei numerosi volumi ricordando quanto mi abbiano fatto riflettere. Soprattutto incavolare, a dire il vero. I saggi che fanno imbufalire sono sempre stati i miei preferiti, ma suppongo non fosse poi difficile da pronosticare. Lo scaffale di elèuthera edizioni è tra quelli che amo di più. Una casa editrice battagliera, colta e soprattutto libera. Ecco un loro titolo. Dorso bianco e marrone, il demone della rivolta, sì ho letto anche questo se non sbagl…
La porta si spalanca facendomi sobbalzare per lo spavento.
– Buongiorno signore! Ma questa è proprio una libreria, che sorpresa è mai questa?
Un omone enorme, barbuto e infagottato in un cappotto consunto fa il suo ingresso. Deve avere una sessantina d’anni e parla molto bene l’italiano, pur mostrando un evidente accento russo, almeno credo. È accompagnato da un basso ragazzetto di carnagione olivastra. Che diavolo di personaggio si è appena infilato nel mio piccolo rifugio di legno, carta e inchiostro? Come nelle migliori occasioni, mi limito a un:
– Salve.
– Ma voi chi siete? Cosa ci fate disperso su queste fredde e inospitali vette? Una libreria? È vostra? Voi li vendete, vero? O è un museo? Ma no, certo che è una libreria. Che cos’abbiamo qui? La poesia! Ditemi, l’aria rarefatta di montagna riesce a far vendere anche la poesia? Ahah! La filosofia, Hegel, molto bene, molto bene. Marx. Beh, nonostante tutto, nessuno può mettere in dubbio il grande valore della sua opera…
Ma chi è questo esaltato? Eppure mi sembra di aver già visto questo grosso viso… Ma sì, il demone della rivolta, elèuthera! Ecco che con uno scatto si precipita a stringermi le mani.
– Che bella storia, signor eremita, io mi congratulo. Allora il mercato non ha ancora assoggettato ogni uomo, qualcuno resiste, qualcuno non è disposto a piegare il proprio spirito. Lo vedi Carlo, abbiamo trovato una persona disposta a rinunciare ai comfort, all’elettricità, all’acqua calda (suppongo), e tutte queste rinunce al fine di poter diffondere i libri, la cultura, le idee, e farlo in completa libertà! Non è vero, amico?
– Beh sì, forse, in realtà, ad essere sinceri…
– Ma certo, certo, l’umiltà è una virtù che apprezziamo, ma tra di noi possiamo metterla da parte. Vedete, amico, l’ottimismo, la voglia e la forza di combattere raramente mi hanno abbandonato. È da tanto tempo che strappo bandiere perché nel mondo soltanto una si erga finalmente sopra tutte le altre, intoccabile: quella dell’uomo e della libertà. Nonostante la diffidenza di cui sono stato fatto oggetto, nonostante sia dovuto fuggire dalla terra che mi ha dato i natali, una terra che non ha esitato a sottrarmi per lunghi anni ciò che di più caro si ha in questa vita: la libertà, nonostante alcune delle persone in cui avevo riposto la fiducia si siano rivelate traditori senza dignità e amore, vedete, Michail continua a lottare. E incontrare un fulgido esempio di dignità e spirito di comunione fraterna qui, in questa…
– Beh insomma non mi pare prop…
– Eh? Come dite amico? Esempio di ge-ne-ro-si-tà dicevo, in questa valle dimenticata, ah, mi dà la carica per mille battaglie ancora, per ergermi su nuove barricate, al fianco dei poveri Gavroche di tutto il mondo. Che aria buona si respira qui, conclude sganciandomi una tonante pacca sulla spalla, che per poco non si frantuma. Poi, continuando a esibire un gioviale sorriso scolpito nel faccione barbuto, ma abbassando un poco il tono della voce:
– Amico mio, posso domandarvi un piccolo finanziamento? Una somma simbolica. Qualche scellino, fiorino, ducato o sesterzio, a vostra discrezione. Capite bene, ogni ribellione necessita di risorse non indifferenti, nonché di una propaganda martellante che, come si sa, richiede uno sforzo economico notevole. Una piccola donazione, frutto del vostro lavoro di militante della cultura libera, che ovviamente mi impegno a restituire, non appena avrò estinto tutti gli altri debiti accumulati in questi… Anni… Decenni… Quasi secoli ormai, a dire il vero.
Scatto verso la cassa e, tra una ragnatela e il cadavere mummificato di uno scarafaggio, trovo un paio di vecchie banconote incassate nella notte dei tempi. Gliele porgo, non so bene se per levarmelo di torno al più presto o se sedotto dalla dialettica e dal carisma di Michail… Michail Bakunin. Non ci sono dubbi.
– La comunità intera si ricorderà di voi, eremita, e quando finalmente la battaglia sarà vinta, e non manca molto, ve lo assicuro, berremo tutti insieme dal calice della libertà. A proposito di bere, non avreste per caso dell’acquavite da condividere? Sapete, questi monti sono piuttosto freddi, e il nostro viaggio è lungo.

Pochi minuti dopo il russo si è allontanato e io corro allo scaffale dedicato alle edizioni elèuthera. Proprio questo cercavo: dorso bianco e marrone, libro smilzo, Bakunin, il demone della rivolta. Il ritratto sulla copertina non lascia dubbi. È proprio il grande campione della libertà, padre spirituale dell’anarchismo, che ha appena visitato questa stamberga nascosta. Ricordo con piacere la lettura del volume: non una biografia, non un romanzo, non una cronaca, ma piuttosto il racconto appassionato e commosso di una vita straordinaria e generosa. Un vero irrequieto, Bakunin, una tempesta umana che ha spazzato l’Europa ottocentesca. Bakunin che si sposa, pur non essendo in grado di restare cheto in uno stesso luogo per una settimana di fila. Bakunin che prende parte a ogni comizio, infiammando le piazze e facendosi espellere da mezza Europa. Bakunin che si accapiglia con Marx, di cui quasi rappresenta la faccia opposta della stessa medaglia, senza mai disconoscerne i grandi meriti. Bakunin dalle mani bucate, che non appena possiede un’ombra di denaro subito la dona a chi ne ha bisogno e che non esita mai a domandarne, con spassosa sfacciataggine, ai conoscenti più benestanti. Bakunin che, in modo rocambolesco, fugge ammaccato, ma ancora combattivo, da un’atroce e lunga detenzione in Siberia. Bakunin che esce però ancora più stravolto e stremato dopo aver riposto la propria speranza in quello che si rivela un vero diavolo senza umanità, il giovane Nečaev. Forse sono proprio queste le pagine che più emozionano. Bakunin ha già vissuto tante battaglie e sperimentato tante sconfitte, ma mai ha tentennato. È sempre stato accompagnato da un ottimismo travolgente e contagioso. Ora che sente accorciarsi il percorso che ancora gli rimane da compiere, ora che si rende conto che non potrà mai godere con i propri occhi del trionfo degli ideali e delle utopie di una vita, finalmente ha trovato un erede nel quale riversare ogni speranza. Gli garantisce tutto l’appoggio di cui è capace, un vero e proprio endorsement dall’alto della propria autorevolezza. Ma Nečaev non è quello che sembra, lo capiscono tutti tranne il vecchio Michail. Nečaev è un gelido automa, un assassino senza sogni, forgiato dalla frustrazione e non dal desiderio di costruire un mondo più giusto. La presa di coscienza di questo madornale errore sarà la ferita più profonda nella vita di Bakunin, capace quasi di metterlo al tappeto. Ma non è l’immagine di uno sconfitto, quella che ci si porta appresso dopo la lettura del demone della rivolta, quanto piuttosto quella di un grande, buffo, generoso e carismatico sognatore.
Ma chi è che canta in lontananza?

Debout, les damnés de la terre
Debout, les forçats de la faim!
La raison tonne en son cratère
C’est l’éruption de la fin.

Eccolo là, il poderoso russo, che rispunta lontano, oltre il pendio. E balla, canta e si sgola la bottiglia di grappa che gli ho appena consegnato. Non so come sia possibile, ma attorno a lui si è già radunata una folla di giovani che lo segue con entusiasmo e ardore. Un vero incrollabile trascinatore, il “vecchio bak”.
Da qualche parte dovrei avere un paio di audiocassette con le canzoni del buon Alessio Lega, il cantautore che con dolcezza e amore ha saputo raccontare la vita del “demone della rivolta” lungo le 190 pagine del volume di elèuthera. Stappo una bottiglia di vodka, in onore del comune amico russo, e mi godo qualche sua canzone. Sapete cosa vi dico? Oggi mi sento meno brontolone del solito. Scarabocchio sul quadernino un paio di link alle mie audiocassette:

La tomba di Bakunin
Angelica Matta
Malatesta (ninna nanna per Errico)

bakunin. il demone della rivolta
Alessio Lega
elèuthera
9788896904893

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