Il libro del mare

Un cielo così sereno rende tutte le cime dei monti ben visibili. Eccole, allineate con fierezza e quasi una punta di superbia, a formare un panorama dalla bellezza straordinaria. Quando qualche cliente arriva fino qua, è quasi la regola che, dopo le consuete inopportune domande (“Ma perché aprire una libreria qui?” Per tenere lontani quelli come te – “Ma ci arriva qualcuno?” Purtroppo, ogni tanto, qualcuno sì – “Ma lo fa per passione?” Come tutti i librai), ci si congedi con un “certo che lei è proprio fortunato a starsene isolato in questo paradiso” seguito da sospiro. Vero. Il paesaggio che mi si staglia tutt’intorno è un’oasi di pace, bellezza e misantropia.
Eppure qualcosa che mi manca c’è, eccome se c’è…
Mi manca il mare.
Esatto, un libraio eremita in montagna che, da sempre, desidererebbe affacciarsi ogni mattina sul mare. Infanzia, mezza età e ora vecchiaia, le ho trascorse a trangugiare polenta e cervo di giorno, e spaghetti con le vongole di notte, nei sogni più appetitosi. Ad allacciare e slacciare scarponi e valicare colli alla luce del sole, e indirizzare il timone della barca a vela guidato dal chiarore della luna e delle stelle durante la fase REM. Quanto ho pensato al mare, quanto mi ha fatto sognare quando l’ho visitato, quante volte mi ha irretito con la sua eterna e implacabile magia. Ma ahimè le ali che scorgo in lontananza non sono quelle di un gabbiano. È un corvaccio in cerca di qualche carcassa, e sarà meglio che, dalla orizzontale e illimitata fantasia blu, ritorni alla verticale realtà grigio verde.
O forse no?
Eccolo in vetrina. Mi sussurra, sento il richiamo. È arrivato da poco, ma sembrerebbe già il momento migliore per affrontarlo.
La copertina con tre fasce di blu differenti e l’imponente figura dello squalo che riempie quella centrale sono una promessa di avventura. La barca che naviga a filo dell’acqua sul dorso del pesce, e che parrebbe farne della pinna dorsale la propria bianca vela, gonfia le aspettative a dismisura. La caratteristica forma del libro (20 x 10 cm) e il nome dell’editore impresso in basso a destra danno lo stimolo decisivo a non tergiversare oltre. Iperborea editrice, con Il libro del mare di Morten A. Stroksnes, sembrerebbe aver regalato ai lettori italiani l’ennesimo gioiello di un catalogo ormai vasto ed entusiasmante.
Questa volta nessuno mi deve disturbare. Prendo il libro, abbasso la saracinesca e, pur facendomi un po’ tenerezza, corro a leggerlo sulle rive del più vicino lago di altura, per creare qualcosa che assomigli all’atmosfera ideale.
E il facile pronostico è rispettato in pieno: Il libro del mare. O come andare a pesca di uno squalo gigante con un piccolo gommone sul vasto mare è un titolo che non può mancare sugli scaffali di tutti coloro che amano il nostro “grande fratello blu”. Lo stesso Stroksnes e l’amico Hugo, un po’ pescatore, un po’ artista, molto uomo di mare, hanno un chiodo fisso. Devono pescare, con metodi tradizionali e senza l’ausilio di marchingegni ipermoderni che renderebbero la caccia banale e scontata, un esemplare di pesce quasi mitico: lo squalo della Groenlandia. Non che la sua carne sia particolarmente pregiata, anzi, sembrerebbe essere molto velenosa. E non che sia nemmeno una bellezza dei mari, dato che la sgraziata forma a siluro e gli occhi vitrei nei quali si insediano e prosperano colonie di vermi lo rendono piuttosto ripugnante, almeno per i nostri canoni di bellezza. Eppure il lungo peregrinare dei due protagonisti nel freddo e meraviglioso mare di Norvegia diviene una sorta di missione irrinunciabile. La ricerca di questo enorme squalo degli abissi, lento, gigantesco e longevo come nessun altro vertebrato conosciuto (pare possa arrivare a vivere anche 500 anni e che raggiunga la maturità sessuale soltanto dopo 150 primavere), diventa l’occasione per calarsi in un mondo ancora oggi in gran parte sconosciuto, quasi mitico: il mondo marino. L’errare di Hugo e Stroksnes si rivela l’occasione per coinvolgere il lettore in un viaggio straordinario alla scoperta di creature e luoghi bizzarri. Tanto bizzarri che potrebbero sembrare balzati fuori dalle più riuscite pagine di Verne e Melville, se non addirittura di Lovecraft o Clive Barker. Racconta Hugo che una volta uno squalo della Groenlandia, appena pescato dall’imbarcazione su cui si trovava suo padre, “anche mezzo morto, mentre penzolava a testa in giù con la schiena trapassata da un arpione, si era divorato una grossa porzione della carne di balena fresca sistemata sul ponte”. Una volta issato a bordo questo ghiottone degli abissi “può rimanere per ore a seguire con lo sguardo la gente che va avanti e indietro in coperta, mettendo a disagio persino i vecchi lupi di mare”. Esiste un tipo di calamaro gigante che “ha grandi organi luminosi su tutti gli otto tentacoli e quando caccia, normalmente in branco, tutte le luci possono lampeggiare contemporaneamente, tanto che la preda potrebbe credere di essere attaccata da un grande addobbo natalizio”. Sui fondali marini si trovano “pesci dai colori sgargianti che camminano sul fondo con le braccia e granchi-Yeti avvolti in una pelliccia bianca”. Terminate le pagine dedicate al più grande carnivoro mai esistito sulla terra, il maestoso capodoglio (“il suo cervello pesa sei volte quello di un essere umano; il suo pene, in compenso, diverse centinaia di volte”) e quelle in cui scopro l’affascinante opera “geografica” consegnataci dallo svedese Olao Magno alla metà del cinquecento, mi sorprendo completamente assorto nella lettura, inerme come un ragazzino. L’immensità e i segreti del mare non possono che togliere il fiato, specie se narrati da chi ha dedicato una vita a cercarli e studiarli in prima persona. E l’esperienza dei nostri due uomini è anche l’occasione per il racconto di numerosi aneddoti relativi alla pesca, con le sue tecniche tradizionali e quelle più moderne in gran parte micidiali per l’ecosistema marino. I riferimenti alla situazione drammatica in cui versano le acque del pianeta si susseguono, infilati qua e là, con delicata maestria. Il messaggio filtra in modo sottile, con efficacia. Tra le tante meraviglie disseminate lungo le trecento pagine, si scopre dei 28.800 giocattoli fuoriusciti da alcuni container in viaggio dalla Cina agli USA e dispersi nell’oceano. Una montagna di giocattoli andati a ingrossare le fila di quell’esercito di plastica che ogni anno condanna a morte, tra gli altri, centocinquantamila tartarughe marine, un milione di uccelli e centomila mammiferi marini. Si scopre che la pesca a strascico e le trivelle petrolifere falciano e cancellano anche le barriere coralline (teoricamente) protette della Norvegia. Ci viene anche annunciato che sì, in effetti stiamo vivendo l’inizio di quella che sarà la sesta estinzione di massa conosciuta dal nostro pianeta. Le cause? “Perdita dell’habitat, introduzione di specie estranee, riscaldamento globale e acidificazione del mare. […] Abbiamo riempito la terra e l’abbiamo soggiogata. Dominiamo sui pesci del mare e gli uccelli del cielo, e su ogni essere vivente che striscia sulla terra”. Stiamo finendo per creare un mondo nel quale, forse, riusciranno a sopravvivere soltanto le meduse, vere e proprie campionesse di resistenza, capaci in passato di superare indenni anche le “crisi che hanno ucciso praticamente tutto”.
La miopia con cui cavalchiamo sul campionario di meraviglie messo insieme dalla natura nel corso di milioni di anni addolora più di qualsiasi altra cosa. La consapevolezza della fragilità del sistema terra contribuisce a rendere ancora più emozionanti alcuni passaggi impagabili del Libro del mare, come l’incontro con un gruppo di intelligentissime orche, o come la semplice contemplazione delle Lofoten, paesaggio dalla bellezza commovente.
Fremo sempre più. Mi pare di avvertire un vento gonfio di sale soffiarmi sul viso. “Il Draug, lo spettro marino, ulula nel fiordo remando con la sua mezza barca nel buio della notte invernale. Il mare si infrange tra i pali del pontile e le rocce sotto la stazione, il vento sibila in ogni angolo, la casa ansima a ogni raffica”.
Non riesco più a trattenermi, è troppo coinvolgente. Chiudo il libro e ringrazio ancora una volta questa splendida casa editrice che già tante volte mi ha permesso di viaggiare sulle rotte dei sogni più lontani, pur restando confinato qui, sui miei maestosi monti. Poso il libro, corro al negozio a prendere i braccioli, li infilo e torno al lago correndo. Coraggio, sarà fredda…
Uno, due, tre! Eccomi che arrivo, per i Sargassi!
SPLASH!

Il libro del mare. O come andare a pesca di uno squalo gigante con un piccolo gommone sul vasto mare
Morten A. Stroksnes
Iperborea – Narrativa
9788870914795

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