Comment la France a tué ses villes

Inconfondibile rumore di passi. Dannazione, che seccatura. Un cliente! Ormai erano quattro giorni che stavo tranquillo. Non ho nessuna intenzione di assecondarlo nel suo pellegrinaggio tra gli scaffali, lo frego io questo rompiscatole… Presto! Il reparto dei libri in lingua straniera, francese va benissimo. Cos’è arrivato ultimamente? Ecco, questo pare molto interessante. Afferro fulmineo Comment la France a tué ses villes, autore Olivier Razemon, editore Rue de l’échiquier, e mi fiondo sulla sedia abbandonata in un angolo della libreria. Lo apro e mi piego un po’ in avanti, espressione assorta nella lettura. Appena in tempo. Eccolo che si affaccia, si sofferma un poco sulla vetrina, sbircia all’interno, si toglie gli occhiali ed entra. Tra i trenta e i quaranta, abbigliamento ovviamente sportivo e aria stupita di chi certo non si aspettava una libreria dove di solito si incontrano soltanto i camosci. Si blocca davanti al bancone guardandosi intorno, si accorge solo ora della mia presenza. Sorride.
– Non l’avevo notata, mi scusi, buongiorno!
– Bonjour.
– Mhm, sì buonjour. È lei il proprietario?
– Je n’comprends pas, e scuoto la testa.
– Mhm, english?
Ma quanto rompe? Evito di rispondere, abbasso gli occhi sul libro e comincio a leggere sul serio. Un ottimo saggio pubblicato da una piccola casa editrice francese attenta all’ecologia, all’urbanesimo e alle contraddizioni della società dei consumi. La collana si chiama Diagonales, e scorrendo i titoli delle altre pubblicazioni di Olivier Razemon provo un certo interesse: Le Pouvoir de la pédale, La tentation du bitume… La copertina di Comment la France a tué ses villes mi colpisce molto. Una boulangerie chiusa, vetrina vuota e sporca, piccolo biglietto À louer appiccicato in alto, grosso cartello À vendre lasciato cadere in basso. Un quadretto desolante comune anche in Italia negli ultimi anni, in seguito alla crisi sempre più generalizzata delle attività al dettaglio. In quanto commerciante affabile, garbato, che non potrebbe vivere senza il contatto quotidiano con l’affezionata clientela, sono particolarmente sensibile all’argomento.
Lo scocciatore intanto ha preso in mano due libri e sta aspettando che qualcuno lo serva. Inizia ad essere nervoso.
La lettura è coinvolgente. È presentata in modo chiaro e con l’aiuto di numeri e casi concreti la situazione a dir poco critica in cui versano i centri storici delle città francesi. Le fotografie al centro del libro ribadiscono in modo efficace il concetto. I negozi chiudono, intere vie di botteghe sono diventate cimiteri e offrono un deprimente spettacolo di cartelli di affitto e vendita. Chiudono i piccoli cinema, molte belle piazze centrali strabordano di auto parcheggiate ma sono prive di pedoni. Saint-Etienne è lo spettro della fiera città di un tempo. Périgueux oggi conta 30.000 abitanti, ne sono spariti 10.000 dal 1960. Privas ha perso quasi un terzo dei residenti negli ultimi 40 anni. Sono soprattutto le città di media grandezza a vivere un declino all’apparenza inesorabile. La profezia di Franck Gintrand, fondatore del Global Conseil Corporate, è che stiamo attraversando il decennio che darà il colpo di grazia al territorio, e il fenomeno non si limita alla sola Francia, è anzi ben conosciuto e amplificato per esempio negli Stati Uniti.
A un certo punto il potenziale cliente sbatte i libri sul bancone, borbotta qualche impropero, inforca gli occhiali ed esce dalla libreria, non prima però di aver rifilato un calcio al bancone. La cosa non mi disturba. La lettura mi ha coinvolto e la porterò a termine.
Dopo un curioso capitolo che, riportando numeri molto precisi, mostra la correlazione tra declino del tessuto urbano e ascesa del Front National, è arrivato il momento di individuare le cause della morìa, e Olivier Razemon sembra non avere dubbi. Liquida in poche righe il fenomeno epocale dell’acquisto in rete, individuando il nemico numero uno nel centro commerciale. Il centro commerciale, vero e proprio rullo compressore che costituisce l’ingrediente fondamentale nella ricetta del declino delle città. Uno studio del 2012 di Procos (Fédération pour l’urbanisme et le développement du commerce spécialisé) mostra che il 62% dell’intero volume del commercio francese si realizza nelle periferie, soltanto il 25% nei centri storici. Le città muoiono, le periferie si sviluppano esponenzialmente e le concessioni per l’apertura di nuovi centri commerciali si susseguono senza sosta e a condizioni estremamente favorevoli. Sull’altare del consumo si sacrifica qualsiasi cosa, a cominciare dalla bellezza e dal decoro delle città europee pregne di storia, per finire ai posti di lavoro. Perché a differenza di quello che si può ipotizzare, i numeri dimostrano che, a parità di volume di vendita, le persone impiegate nella grande distribuzione sono decisamente poche in rapporto al commercio tradizionale.
Certo i centri commerciali hanno trovato un alleato fondamentale in assenza del quale non avrebbero mai potuto imporsi in questo modo. Jamais sans voiture, s’intitola un capitolo. L’ottanta per cento degli spostamenti al di fuori dell’Ile de France è effettuato in automobile. Nessuno sarebbe disposto a rinunciare al vero e proprio potere di teletrasporto offerto dalla propria automobile. La politica non ha fatto che favorire l’ascesa delle vetture dagli anni cinquanta in poi, il bitume è stato colato senza freni e ancora oggi, in piena e riconosciuta crisi ambientale, la tendenza è quella di favorire lo sviluppo di strade, grandi arterie ed enormi cattedrali del consumo in periferia con le loro attraenti distese di parcheggi gratuiti.
Sta entrando un altro cliente, oggi è una giornata pesante. Sempre un escursionista sperduto e curioso di visitare una libreria d’alta quota. Questo almeno mi guarda senza parlare. Comincia subito a vagabondare nel negozio. Molto bene, proprio ora che sono arrivato ai capitoli conclusivi, in cui si elencano alcune proposte per migliorare la situazione.
Invertire la rotta, ripopolare i centri storici e favorire un commercio più sano e legato al territorio non sarebbe impossibile. Ma le scelte necessarie perché ciò avvenga darebbero probabilmente fastidio a molti. Si dovrebbe cominciare col casser la machine à beton, finirla di elargire concessioni a pioggia per l’apertura di nuovi poli monstre. Ma si potrebbe agire anche su quell’elemento tanto attrattivo per i consumatori: i parcheggi. Una tassazione importante sui parcheggi dei centri commerciali potrebbe portare questi ultimi a rivedere le usuali politiche di totale gratuità, creando una condizione di concorrenza finalmente leale con i commercianti dei centri cittadini. Soprattutto però, per innumerevoli ragioni, la politica del presente e del futuro non può prescindere dal potenziamento del trasporto alternativo all’automobile. In un mondo sempre più densamente affollato è necessario che lo sharing, i servizi pubblici e la bicicletta diventino le vere prime scelte negli spostamenti. Questo influirà anche sulla distribuzione del consumo e dei commerci in generale.
Chiudo le pagine di Comment la France a tué ses villes con sensazioni contrastanti. Come non pensare agli innumerevoli disastri che abbiamo combinato negli ultimi decenni…? Certo però che, nel male, molti francesi hanno un occhio attento al proprio paese e alla propria gente. Amano il loro territorio e ci tengono a migliorare davvero le cose, senza arrendersi alle conclusioni più facilotte e banali. Loro sì che hanno un’attenzione particolare per il piccolo commercio… Ma, cosa fa quello?!
– Ehi tu! Ma come diavolo lo maneggi quel libro? Non vedi che si sta tutto spiegazzando?! Dannati scocciatori… Fuori! Fuori ho detto! Via! Pussa via!
Forestieri… Senza rispetto per il lavoro degli altri. Bah! Povero Eremita Libraio…

Comment la France a tué ses villes
Olivier Razemon
Rue de l’échiquier – Diagonales
9782374250380

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