Mucho Mojo Club. Racconti

Sento il furgone sgasare un paio di volte. Il motore, piuttosto ingolfato a dire il vero, prorompe in un paio di latrati, ingrana la prima e trascina lontano il conducente. Il corriere si fionda così tra le tortuose curve in discesa, non senza aver prima premuto ripetutamente e con vigore il clacson. Sono quasi le due del mattino e non posso fare a meno di ghignare con perfidia. Mi avrà anche svegliato nel cuore della notte, ma se, a poche ore dall’alba, l’omino in rosso non ha ancora finito di sudarsi la pagnotta, è soltanto merito di me medesimo e della mia irraggiungibile libreria.
Trovo un solo collo abbandonato contro la porta, e subito ne resto colpito. Sul cartone marrone sono dipinte a mano, con colori sgargianti, diverse parole in stampatello maiuscolo. POP! PULP! PUNK! Su ogni faccia è presente una di queste curiose scritte. Trascino il collo in negozio e lo apro senza troppa cura, compiacendomi nel rovinare un poco questo lavoro originale. La luce delle candele illumina l’interno della scatola e devo ammettere di non essere affatto deluso. Sono affiancate, ben in ordine, diverse pilette di libri dalle copertine colorate, perlopiù tricromatriche. Elementare Cowboy, Colpisci e scappa, Vangelo di malavita… La casa editrice è CasaSirio. A quanto pare, una delle collane si chiama “Riottosi”. Molto interessante, già mi sfrego le mani. Un titolo in particolare colpisce la mia attenzione, lo estraggo dal cartone e lo illumino reggendolo dinanzi al grugno. Sarà per il titolo, Mucho Mojo Club. Racconti, che immediatamente mi ricorda un autore texano che tanto mi ha fatto divertire. O forse è la copertina nera macchiata di grigio a colpirmi.
Il legno delle pareti cigola in maniera sinistra, dall’esterno si ode il canto notturno di una civetta.
Mucho Mojo Club, tutto nero, “Riottosi”. “Gli scrittori più cattivi del panorama internazionale” dice la quarta. “Affacciati sull’orlo dell’abisso”, rincara poi la dose. Prendo una coperta di lana e mi sistemo sulla sedia a dondolo delle grandi occasioni. Mi aspetta una nottata col brivido.
Li leggo uno di fila all’altro, questi undici racconti. Mi calo in una discesa negli anfratti più cupi e amari dell’animo umano. Mi irrigidisco in una postura tesa, mentre partecipo della corsa tragica dei protagonisti di “Emma Sue” (Dave Zeltserman), un po’ Bonnie e Clyde, un po’ Romeo e Giulietta, un po’ The Myst di S. King, acciecati da un amore incalzante e tragico che non può che immolare le loro anime nel fuoco. Mi ripiego di fronte all’impotenza dei deboli, appassionato da “Favori” (Joe Clifford), nel quale giganteggiano due piccole creature senza speranza, Winky e Val, predatore e preda capaci di trascinare nel vortice della tentazione e del ricatto anche un uomo probo come Sporto. Ritrovo una lucida concentrazione nell’analizzare le tecniche pressoché scientifiche del mestiere del “Borseggiatore” (Cristopher Cook), resoconto metodico e asciutto di una vita trascorsa a perfezionare l’arte del furto sulle strade di una Parigi vivida e bohemienne, nonché inno quasi spassoso alla vulnerabilità di chi finisce per considerarsi infallibile. Rimango stordito dall’attualità della “Tempesta” (Peter Blauner), breve ed efficace ritratto del sentimento più diffuso di quest’epoca, la diffidenza, e delle conseguenze drammatiche alle quali può portare la mancanza di empatia verso i più esposti. E infine mi si drizzano letteralmente i (canuti) capelli durante l’immersione nel “Sangue dell’agnello” (John Connolly), vera piccola gemma dell’intero volume. Difficile non provare insieme pena e rabbia nei confronti della provincialotta famiglia protagonista di questo piccolo capolavoro di atmosfere. Nella più profonda Irlanda, bigotta e superstiziosa, si dipana una vicenda spaventosa che mescola mistero, tinte plumbee e quasi gotiche, richiami ai versanti più segreti e oscuri della fede, della religione e dei suoi rappresentanti più umbratili, e che diffonde nelle vene un gelo non semplice da riscaldare. A troneggiare, nel “Sangue dell’agnello”, ritorna il tema che forse più di ogni altro ricorre nel corso delle undici letture: la fiducia e la pericolosità di questo sentimento certo virtuoso, ma che plasmato dalle mani di uomini furbi e privi di scrupoli può trasformarsi in un’arma terribile, perfetta per raggirare e annientare le persone più semplici.
Termino Mucho Mojo Club che l’alba sembra ancora lontana. Dovrebbe essere trascorso molto tempo, ma la luce ancora non pare volersi fare viva. Forse è proprio l’anima di questo libro a ricacciarla ancora un po’ nella tana. Perché Mucho Mojo Club è un libro che senza dubbio un’anima ce l’ha, un’anima nera come la sua copertina rugosa e affascinante. Ripongo il volume sul bancone constatando che ha lasciato un segno sulla mia pelle. Rivolgo ancora uno sguardo alle tante altre copertine che riempiono il cartone, convinto che tornerò a leggere i titoli di CasaSirio, nella speranza di trovare quell’anima differente di esemplare in esemplare che le belle copertine sembrano promettere.
Torno nel letto al piano di sopra in attesa che i cinguettii annuncino il sopraggiungere del giorno. Solo adesso mi accorgo che da ore piove a dirotto. Decisamente la situazione ideale per leggere la raccolta di racconti di Mucho Mojo Club. Una notte, in solitudine, sotto uno scroscio pesante di acqua nera.

Mucho Mojo Club. Racconti
CasaSirio – Riottosi
9788899032203

I commenti sono chiusi.

Create a website or blog at WordPress.com

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: