L’eremita libraio

Ho perduto il conto degli anni. È trascorso molto tempo da quando decisi di intraprendere questo percorso di solitudine. Un giorno ormai lontano mi votai a una professione che comporta un inevitabile allontanamento dal resto degli uomini. Sono libraio. Ed eremita.
Eremita libraio.
Abbarbicata in alta quota, lontana non poche miglia dal primo villaggio abitato, la mia libreria riceve visite di rado. Soltanto qualche sparuto lettore ramingo, che prontamente mi adopero a intimidire e mortificare, talora si avventura in questo inospitale negozio dimenticato, ma presto riguadagna l’uscio, e gli scaffali polverosi e gonfi di volumi tornano a essere la mia sola compagnia.
Impiego l’esistenza a leggere, ponderare e brontolare, a scarabocchiare ciò che saggi e romanzi mi raccontano del mondo, il come lo raccontano, se meritano di trovare un posto in vetrina, dove volpi e caprioli potranno apprezzarne le invitanti copertine, o se il loro destino è quello di alimentare la stufa a legna che riscalda la stamberga in cui dormo.
Il mio perenne desiderio di infastidire gli esseri umani trova sfogo nella sadica richiesta ai corrieri di percorrere ogni giorno un tragitto ai limiti del praticabile, per consegnarmi le ultime novità sfornate dalle case editrici. E mentre scruto i furgoni inerpicarsi e ridiscendere lungo la scarpentata mulattiera rido, mi sfrego le mani e lancio occhiatacce alla lontana vallata, dove brulica la vita dei miei non clienti.

Sono l’Eremita Libraio, e questo è il diario a cui affido i miei consigli di lettura.

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